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Scritto da Mauro
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mercoledì 12 novembre 2008 |
Lo maggior corno de la fiamma antica cominciò a crollarsi mormorando, pur come quella cui vento affatica;
indi la cima qua e là menando, come fosse la lingua che parlasse, gittò voce di fuori e disse: "Quando
mi diparti' da Circe, che sottrasse me più d'un anno là presso a Gaeta, prima che sì Enëa la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né 'l debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta,
vincer potero dentro a me l'ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l'alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto.
L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna.
Io e' compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella foce stretta dov'Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l'uom più oltre non si metta; da la man destra mi lasciai Sibilia, da l'altra già m'avea lasciata Setta.
"O frati," dissi, "che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente, a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'è del rimanente non vogliate negar l'esperïenza, di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec'io sì aguti, con questa orazion picciola, al cammino, che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino, de' remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l'altro polo vedea la notte, e 'l nostro tanto basso, che non surgëa fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso lo lume era di sotto da la luna, poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
quando n'apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto quanto veduta non avëa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto; ché de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l'acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com'altrui piacque,
infin che 'l mar fu sovra noi richiuso". |
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Scritto da Mauro
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martedì 04 novembre 2008 |
Penso che queste foto non han bisogno di commenti! Però sono carini gli effetti che si possono applicare alla webcam dell'IMac, carini, veramente carini! |
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 giugno 2009 )
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Scritto da Mauro
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martedì 19 agosto 2008 |
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L'Acquedotto Romano In età augustea, alla fine cioè del 1 sec. a.C., si diede inizio a Bologna ad un'impresa di grande civiltà e di alto significato economico e sociale: la costruzione di un acquedotto che, convogliando le acque del torrente Setta, fornisse stabilmente ed igienicamente l'acqua potabile a tutta la città. Come noto, lo stesso condotto, ripristinato e restaurato nel 1881, fornisce ancora oggi la maggior quantità dell'acqua (e quella di qualità migliore) alla città. Esso percorre dunque circa 18 km, iniziando dalla presa 200 m a monte della confluenza del Setta in Reno, poi segue la riva destra di quest'ultimo, passa sotto il colle di S. Luca fino alle vallette del Ravone e dell'Aposa ed all'arrivo in città, sottopassando il colle dell'Osservanza. Un'opera monumentale, integralmente scavata in cavo cieco, che oggi - dopo i rilevamenti degli ultimi anni - ha rivelato molti dati utili alla ricostruzione di una vera e propria cultura del lavoro e della tecnica usata per il manufatto. È stato, pertanto, possibile stabilire che l'impresa fu realizzata nell'arco di una quindicina d'anni, con l'escavazione di pozzi congiunti poi da un cunicolo continuo. Dalla base del pozzo partivano verso opposte direzioni due squadre che procedevano allo scavo del settore loro destinato: i segni dei picconi e degli scalpelli sono ancor oggi chiaramente leggibili e costituiscono quasi una grammatica dei sistemi di lavoro. Per un'opera di tale mole furono, con buona probabilità, usate maestranze locali, scelte fra quelle popolazioni dell'Appennino che da sempre, anche per le contingenti necessità della vita, erano abituate a lavorare di piccone e scalpello, sfruttando metodi e sistemi tramandati di padre in figlio. Un'opera di pubblica utilità quale l'acquedotto necessita di regolari e periodiche operazioni di ripulitura, affidate a personale apposito che ha lasciato sulle pareti del condotto i segni della avvenuta manutenzione: croci semplici o doppie graffite ad intervalli regolari e grandi numeri dipinti in rosso sull'intonaco, ad indicare il tratto controllato. La tecnica ingegneristica dei romani aveva raggiunto un tale grado di perfezione che era stato predisposto un sistema di controllo del livello che era necessario mantenere all'acqua per consentire un buon approvvigionamento idrico alla città. La portata giornaliera del condotto era mantenuta attorno ad una media calcolata in circa 35.000 mc, ritenuta sufficiente per una popolazione di 25-30.000 persone, e appare tale da consentire anche l'impiego in mulini, laboratori ed altre attività professionali. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 20 agosto 2008 )
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Scritto da Mauro
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lunedì 18 agosto 2008 |
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Siamoitaliani, riconoscibili in tutto il mondo, ma proprio per questo dobbiamo andarne fieri. Un esempio? eccolo qua: dopo una bella gara, difficile, sofferta, sudata, concentrazione a mille, professionalità... finalmente, la vittoria, anzi, la Vittoria!E' solo di bronzo, ma è pur sempre la Vittoria, la nostra! E la felicità scorre a fiumi nelle vene! E noi, da bravi, perfetti, unici italiani festeggiamo, a modo nostro. Via i clichet, via la forma, via la posa composta.
Viva l'Italia, viva lo sport!
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Scritto da Mauro
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martedì 08 luglio 2008 |
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Ci siamo un'altra volta! Ecco un articolo pubblicato sull'Unità che descrive un piccolissimo incidente diplomatico tra la Casa Bianca e il nostro Bel Paese. E dopo il documentario americano Citizen Berlusconi e le innumerevoli gaffes del nostro amico, poteva non mancare questo? Buona lettura!
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Scritto da Mauro
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venerdì 14 marzo 2008 |
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Queste sono le parole con cui Silvio Berlusconi risponde ad una giovane lavoratrice precaria nel corso del programma "Punto di Vista" del Tg2 del 13 marzo 2008, che si riportano per intero: "Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere".
Guarda il video e mi raccomando: SORRIDI! Scarica anche tu il modulo per l'istanza di Matrimonio con Piersilvio!
Ma la vogliamo finire o no di sfottere gli italiani!!!!!! |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 02 aprile 2008 )
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Scritto da Mauro
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martedì 04 marzo 2008 |

Sito veramente carino che sfrutta le mappe di google per indiciare fotografie a 360 gradi delle principali città europee e del mondo. http://www.360cities.net
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 02 aprile 2008 )
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