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Visita all'acquedotto romano PDF E-mail
Scritto da Mauro   
martedì 19 agosto 2008

 L'Acquedotto Romano

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In età augustea, alla fine cioè del 1 sec. a.C., si diede inizio a Bologna ad un'impresa di grande civiltà e di alto significato economico e sociale: la costruzione di un acquedotto che, convogliando le acque del torrente Setta, fornisse stabilmente ed igienicamente l'acqua potabile a tutta la città. Come noto, lo stesso condotto, ripristinato e restaurato nel 1881, fornisce ancora oggi la maggior quantità dell'acqua (e quella di qualità migliore) alla città. Esso percorre dunque circa 18 km, iniziando dalla presa 200 m a monte della confluenza del Setta in Reno, poi segue la riva destra di quest'ultimo, passa sotto il colle di S. Luca fino alle vallette del Ravone e dell'Aposa ed all'arrivo in città, sottopassando il colle dell'Osservanza.

Un'opera monumentale, integralmente scavata in cavo cieco, che oggi - dopo i rilevamenti degli ultimi anni - ha rivelato molti dati utili alla ricostruzione di una vera e propria cultura del lavoro e della tecnica usata per il manufatto. È stato, pertanto, possibile stabilire che l'impresa fu realizzata nell'arco di una quindicina d'anni, con l'escavazione di pozzi congiunti poi da un cunicolo continuo. Dalla base del pozzo partivano verso opposte direzioni due squadre che procedevano allo scavo del settore loro destinato: i segni dei picconi e degli scalpelli sono ancor oggi chiaramente leggibili e costituiscono quasi una grammatica dei sistemi di lavoro. Per un'opera di tale mole furono, con buona probabilità, usate maestranze locali, scelte fra quelle popolazioni dell'Appennino che da sempre, anche per le contingenti necessità della vita, erano abituate a lavorare di piccone e scalpello, sfruttando metodi e sistemi tramandati di padre in figlio.

Un'opera di pubblica utilità quale l'acquedotto necessita di regolari e periodiche operazioni di ripulitura, affidate a personale apposito che ha lasciato sulle pareti del condotto i segni della avvenuta manutenzione: croci semplici o doppie graffite ad intervalli regolari e grandi numeri dipinti in rosso sull'intonaco, ad indicare il tratto controllato. La tecnica ingegneristica dei romani aveva raggiunto un tale grado di perfezione che era stato predisposto un sistema di controllo del livello che era necessario mantenere all'acqua per consentire un buon approvvigionamento idrico alla città.

La portata giornaliera del condotto era mantenuta attorno ad una media calcolata in circa 35.000 mc, ritenuta sufficiente per una popolazione di 25-30.000 persone, e appare tale da consentire anche l'impiego in mulini, laboratori ed altre attività professionali.

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Una visita organizzata all'acquedotto romano, in notturna, in mezzo al fango, all'acqua, agli insetti è sicuramente un qualcosa che non tutti amano, ma per quelle persone (magari poche) che come me amano il contatto diretto con la natura, vi posso assicurare, è un qualcosa di veramente unico. Quello che si trova dentro al cunicolo dell'acquedotto non ha niente a che vedere con una uscita speleo in grotta, ma essere dentro ad una struttura di 2000 anni così ben conservata, così ben fatta e tutt'ora perfettamente funzionante... penso che non abbia prezzo!

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Ehhh... 'sti romani! Ci sapevano proprio fare!
Quello che si vede nella foto è il ponte di Vizzano che si percorre per arrivare al punto di partenza. Un altro bel posto carino che si costeggia è Palazzo Rossi.
Per scaricare il placemark per Google Earth, clicka qui.

 


 

 

 

 

 


 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 20 agosto 2008 )
 
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